13. MALATTIE INFETTIVE

162. MALATTIE VIRALI

MALATTIE VIRALI RESPIRATORIE

RAFFREDDORE COMUNE

(Infezione delle prime vie respiratorie; coriza acuta)

Infezione virale acuta, generalmente senza febbre, del tratto respiratorio, con infiammazione in alcune o in tutte le parti delle prime vie aeree, che comprendono naso, seni paranasali, gola, laringe e talora trachea e bronchi.

Sommario:

Eziologia ed epidemiologia
Sintomi e segni
Diagnosi differenziale
Profilassi
Terapia


Eziologia ed epidemiologia

I picornavirus, specialmente i rinovirus e alcuni echovirus e coxsackievirus, causano il raffreddore comune. Circa il 30-50% di tutti i raffreddori è causato da uno dei più di cento sierotipi di rinovirus. In un episodio epidemico solo pochi tipi virali sono prevalenti. Spesso nelle epidemie che si verificano in popolazioni relativamente chiuse, come può accadere in una scuola o in una caserma, è responsabile un singolo virus. I coronavirus causano alcune epidemie e le infezioni causate da influenza, parainfluenza e virus respiratori sinciziali possono manifestarsi anche come raffreddori comuni, in particolar modo negli adulti che presentano una reinfezione. Gli adenovirus causano molto spesso una faringite, ma possono produrre sintomi difficili da distinguere dagli altri virus respiratori.

Le infezioni rinovirali sono rare durante i mesi invernali, particolarmente quando compaiono il virus dell’influenza o il virus respiratorio sinciziale. La stagionalità può essere correlata almeno parzialmente al cambiamento del comportamento sociale, agli effetti del clima sull’ecologia virale e sui fattori dell’ospite, che includono sostanze inibitorie (p. es., interferon) nelle secrezioni respiratorie. I rinovirus si trasmettono per contatto da persona a persona attraverso secrezioni contaminate sulle dita e attraverso aerosol.

L’esposizione alla temperatura fredda non provoca raffreddori di per sé e la suscettibilità di una persona non è influenzata né dallo stato di salute né da quello nutrizionale o da anormalità del tratto respiratorio superiore (p. es., tonsille ingrandite o adenoidi). Le infezioni sintomatiche possono essere facilitate dallo stato fisiologico dell’ospite. Astenia eccessiva, stress emotivo, disordini allergici rinofaringei e la fase centrale del ciclo mestruale sono state correlate a un’aumentata espressione e rilevamento di sintomi. Il fattore più importante per evitare l’infezione consiste nella presenza di anticorpi specifici neutralizzanti nel siero e nelle secrezioni, che indicano una precedente esposizione allo stesso virus o a uno strettamente correlato e offre una protezione relativa.

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Sintomi e segni

I sintomi e i segni sono aspecifici. Dopo un periodo di incubazione l’esordio è brusco, con una sensazione urente nel naso o nella gola, seguito da starnuti, rinorrea e malessere generale. Caratteristicamente, la febbre non è presente, in particolare con rinovirus o coronavirus. La faringite si sviluppa solitamente nelle fasi precoci; la laringite e la tracheobronchite variano a seconda del paziente e dell’agente eziologico. Le secrezioni nasali, sono acquose e profuse durante i primi giorni, divengono più mucoidi e purulente; le secrezioni mucopurulente non indicano una superinfezione batterica. La tosse dura generalmente fino alla 2a sett. Nei soggetti con malattie croniche delle vie respiratorie dopo un raffreddore si ha comunemente una riesacerbazione della bronchite cronica. Escreato purulento o importanti sintomi delle vie respiratorie più basse, suggeriscono un’eziologia virale differente dai rinovirus e possono essere dovuti a un’infezione batterica primaria o secondaria. Le persone con asma e bronchite spesso hanno un aggravamento dei sintomi respiratori da infezioni virali. Altre complicanze solitamente batteriche sono la sinusite purulenta e l’otite media, ma sono occasionalmente dovute all’infezione virale primaria delle mucose. In assenza di complicanze, i sintomi si risolvono normalmente in 4-10 gg.

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Diagnosi differenziale

Sintomi simili delle vie respiratorie superiori possono essere causate da infezioni batteriche, rinorrea allergica e da altre patologie. Criteri per la differenziazione includono la stagione dell’anno e l’andamento dei sintomi. La faringite senza essudato o adenopatia spesso indica un’infezione virale piuttosto che cause batteriche o allergiche. La coltura del tampone faringeo è richiesta per differenziare la faringite streptococcica da quella virale, specialmente nei bambini. Nell’influenza si verificano con maggiore probabilità febbre e sintomi più gravi. Un’importante leucocitosi con prevalenza di polimorfo nucleati suggerisce una patologia diversa da un raffreddore comune non complicato.

L’eosinofilia presente nel liquido respiratorio o nelle secrezioni aiuta a differenziare infezioni batteriche e reazioni allergiche. Sebbene sia solo di rado necessaria, l’identificazione di un virus specifico può essere effettuata da un laboratorio di sanità pubblica o universitario. Un aumento degli anticorpi sierici conferma la specificità dell’infezione ma si verifica in meno dei 2/3 delle infezioni non influenzali.

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Profilassi

L’immunità è specifica per virus secondo sierotipo o ceppo. Sebbene siano stati approntati vaccini sperimentali efficaci contro alcuni rinovirus, adenovirus e paramyxovirus, non è disponibile alcun vaccino commerciale.

Né i vaccini batterici polivalenti, né gli alcali, gli agrumi, le vitamine, la luce ultravioletta, né il glicole aerosolico sono in grado di prevenire il raffreddore comune. In studi clinici controllati, dosi orali di vitamina C, anche 2 g/die somministrati come profilassi, non hanno modificato la frequenza dei comuni raffreddori da rinovirus o la quantità di virus eliminati da persone infette; alcuni studi hanno mostrato una diminuzione della durata dei sintomi tra le persone che hanno assunto fino a 8 g/die il primo giorno di infezione.

L’uso profilattico di interferone offre garanzie ai pazienti a rischio di morbilità derivante dai raffreddori, come quelli affetti da asma o da bronchite. In alcune particolari condizioni, l’interferone-a somministrato per via intranasale riduce l’acquisizione dell’infezione da rinovirus o da coronavirus e riduce la produzione di particelle virali. Comunque, i costi e gli aspetti logistici della somministrazione creano problemi e l’infiammazione nasale con sanguinamento può verificarsi dopo una prolungata esposizione.

Il lavaggio delle mani e l’uso di disinfettanti di superficie in un ambiente contaminato riduce la diffusione dell’infezione. I fazzoletti nasali acidificati chimicamente hanno inattivato i rinovirus in esperimenti controllati, ma non si sono dimostrati capaci di ridurne la diffusione e non sono generalmente di facile reperimento.

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Terapia

Un ambiente caldo, umido aumenta il comfort. Il riposo è indicato per le persone con febbre o con sintomi più gravi. Gli antipiretici aiutano a ridurre la febbre, ma ripetute dosi di aspirina possono aumentare la produzione di particelle virali mentre i sintomi possono migliorare solo leggermente. Se si sospetta l’influenza, l’aspirina deve essere evitata al fine di ridurre il rischio di sindrome di Reye, specialmente nei bambini.

I decongestionanti nasali possono offrire un sollievo temporaneo, ma l’effetto è insufficiente per poter raccomandare un uso ripetuto o prolungato, poiché può verificarsi una nuova congestione al momento della sospensione (v. Tab. 162-3).

L’idratazione è importante nel mantenere la fluidità delle secrezioni. Il trattamento della tosse, talora grave nel raffreddore comune, è descritta nel Cap. 63. Comunque, la tosse, tranne nei casi in cui sia particolarmente intensa e dolorosa o causante stridore, è un sintomo che preferibilmente è meglio non trattare per preservare un meccanismo di difesa.

Sono stati raccomandati molti altri trattamenti di supporto. Alcuni trattamenti possono essere d’aiuto, ma non hanno mostrato avere un beneficio generale. I più comuni sono rappresentati dall’ingestione di varie bevande calde, dall’uso di antiistaminici, che potrebbero ridurre la rinorrea nelle persone predisposte all’asma o alla febbre da fieno e da elevate dosi di acido ascorbico assunto all’insorgenza dei sintomi, che possono avere un effetto soggettivo ma non hanno mostrato avere un beneficio oggettivamente quantificabile. Non è disponibile alcun trattamento antiretrovirale, sebbene numerose sostanze (p. es., interferone, induttori dell’interferone, pastiglie di zinco gluconato, tiosemicarbazoni e agenti indolici triazinici) inibiscono con efficacia i rinovirus in vitro. Nessuno di questi ha dimostrato validità per un’applicazione pratica. Gli antibiotici non sono raccomandati come profilassi contro un’infezione batterica; se si verificano infezioni batteriche nella seconda settimana o in seguito, esse devono essere trattate in maniera specifica.

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